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uni 13779 e aria fritta

Archivio Igiene del lavoro/Microclima/DPI/Segnaletica.
Questo archivio raccoglie tutte le discussioni relative all'igiene del lavoro, microclima negli ambienti di lavoro e DPI - Dispositivi di Protezione Individuale (Riservato agli abbonati)
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Ronin
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Iscritto il: 07 apr 2006 19:09

uni 13779 e aria fritta

Messaggio da Ronin »

non so se qualcuno di voi si è già scontrato con la nuova norma sui requisiti della ventilazione degli edifici (uin 13779 appunto).
adesso non voglio aprire un dibattito troppo tecnico (gli aspetti poco chiari son molti), mi voglio occupare della questione del recupero del calore dall'aria espulsa dagli ambienti.
la norma classifica l'aria estratta in 4 categorie, ETA 1-2-3-4 (1= locali ordinari senza produzione di inquinanti, 2= locali con limitata produzione quali locali tisaneria, macchinetta del caffè, piccoli depositi, 3= aria inquinata, bagni, cucine, magazzini, 4= fortemente inquinata, garage, luoghi con lavori di saldatura o produzione polveri, etc).

ovviamente l'aria di categoria 4 non si può mai ricircolare, e quindi ne è vietato anche il recupero del calore se non con batteria di scambio intermedia.
per recuperare il calore dall'aria di categoria 3 non si possono usare recuperatori rotativi (evabbeh).
per poter recuperare da aria di categoria 2 e 3 con il recuperatore a flussi incrociati, dice la norma, è necessario mantenere il lato di presa aria di rinnovo in sovrappressione rispetto a quello di ripresa.

ciò significa che il 90% degli impianti sono finiti fuori norma (perchè di solito questa sovrappressione non c'è, perchè il ventilatore di mandata aspira dal recuperatore mentre quello di ripresa preme, per cui è l'esatto contrario).
Le norme però non sono cogenti, purchè sia mantenuto un livello di rischio equivalente a quello che scaturisce dal loro rispetto.

la domanda a questo punto è la seguente: voi che fate valutazione del rischio, vi risulta che in qualche guida che si occupa dei lavoratori che con quest'aria sono a contatto (cuochi, lavapiatti, lavoratori delle pulizie, magazzinieri) si generi un rischio professionale?
e mi sapete indicare queste guide, se esistono?
Perchè se ovviamente di questo rischio non si tiene conto per chi quell'aria se la respira tutto il giorno, figuriamoci se c'è un rischio per chi potrebbe in qualche strana situazione respirarsela per un piccolo periodo di tempo in piccola percentuale.
questo mi permetterebbe di dichiarare che, pur non rispettando la nuova norma, il livello di sicurezza equivalente è comunque garantito (altrimenti da oggi in poi mi toccherà fare solo macchine con recuperatore doppia batteria, che costano di più e in tante situazioni rendono molto meno, e non è etico  :smt018 ).
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ugo
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Iscritto il: 27 ott 2005 03:16

Messaggio da ugo »

c'è una linea guida al microclima mi pare dell'ispesl... non so quanto possono aiutare...
http://www.ispesl.it/Linee_guida/tecnic ... 062006.pdf

mandi
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Ronin
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Iscritto il: 07 apr 2006 19:09

Messaggio da Ronin »

la conosco, ma purtoppo essa non ci è di nessun aiuto, prima di tutto perchè il microclima non c'entra con la salubrità dell'aria, e poi perchè fa riferimento ancora alla "vecchia" 10339.
servirebbero linee guida per la valutazione dei rischi a cui sono esposti i cuochi, i lavoratori delle pulizie, i magazzinieri.
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Teo
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Iscritto il: 05 mar 2007 11:52
Località: Milano

Messaggio da Teo »

Occupandomi da anni di qualità dell'aria indoor, oltre che di sicurezza sul lavoro, ritengo che:

1) Microclima e qualità dell'aria indoor sono due fattori che vengono analizzati mediante l'uso di strumentazione ben differente e ad un costo difficilmente accettato dall'eventuale Ddl;

2) Risulti molto complesso valutare i rischi da qualità dell'aria indoor senza una individuazione precisa di quelli che sono gli inquinanti aerodispersi peculiari di ciascun ambiente.

3) Spesso sarebbe opportuna una vera e propria campagna di monitoraggio, a causa delle fluttuazioni di concentrazione degli inquinanti durante la giornata dovute a correnti d'aria, lavorazioni, impianti di climatizzazione ecc., ma...vedi punto 1)!


In definitiva e a mio avviso è dura arrivare ad una conclusione di "esistenza di rischio professionale da aria inquinata" (passatemi la definizione!).


La questione, come giustamente nota Ronin, è decisamente spinosa, e le norme italiane non aiutano...
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