Ancora una volta ti ripeto che le sanzioni sono parte integrante del sistema e questo nessun può e deve metterlo in discussione.
mikango ha scritto: 27/10/2025, 12:00
In altre parole, la formazione e la cultura della sicurezza non possono sostituire un vero equilibrio di responsabilità.
Se non si affiancano conoscenza, controllo e conseguenze proporzionate anche per il lavoratore, si rischia di trasformare la prevenzione in un rituale inefficace, utile solo a spostare tutte le colpe su chi organizza il lavoro.
Trovo pienamente condivisibile questa affermazione, dalla prima all'ultima parola.
Ora, in questo thread si discute di formazione. Tutta la questione relativa alla deterrenza e alla punizione generata dall'apparato sanzionatorio, a sua volta preceduto dalle regole al cui rispetto quelle sanzioni sono a presidio.
Come ho già detto, le regole e le sanzioni non bastano quando non se ne comprende o non se ne condivide il fondamento.
Certo, con uno stato di polizia puoi ottenere il rispetto delle regole, ma questo non solo non sarebbe auspicabile per ovvie ragioni, ma genererebbe altri effetti collaterali che non sto qui a discutere.
Vengo da una terra nella quale la cultura mafiosa è parte integrante della cultura delle persone che ci vivono, in modi e forme difficili perfino da comprendere per chi non ne fa parte.
Hai voglia a fare repressione. Puoi anche mettere la pena di morte, ma se non agisci anche e soprattutto a livello culturale, otterrai cambiamenti limitati a costi giganteschi in termini di controllo e vigilanza sulle persone e sul territorio e la questione ti si riproporrà in modi e forme che non avresti immaginato, come la peperonata la sera.
Quindi, fermo restando che le sanzioni ci sono e che andrebbero applicate, ritengo il tuo approccio estremamente riduttivo.
C'è un grosso problema insito nella domanda: «ma perché le persone non rispettano regole elementari di prudenza necessarie alla salvaguardia della loro stessa salute e sicurezza? Dov'è finito l'istinto di autoconservazione?»
E la risposta: «perché non li sanzionano» è francamente semplicistica.
La stragrande maggioranza delle persone, per dire, non va in giro armata non perché si senta al sicuro o perché ha paura della sanzione, ma perché è un comportamento non compatibile con le nostre regole sociali. La sanzione, oggi, ha una ragione d'essere per limitare le deviazioni dal comportamento della massa e, difatti, la repressione è efficace perché il 95% della popolazione rispetta la regola e il controllo può essere così esercitato solo su specifici soggetti.
Ma quando è la massa a non rispettare la regola, c'è un problema nella regola. Essa può anche essere giusta (etica) ma ha poche possibilità di successo se non viene accolta. Le sanzioni possono fungere da spauracchio per attivare il cambiamento in una fase iniziale, ma senza la condivisione culturale, prima o poi bisogna arrendersi all'evidenza.